[OT] E basta con ‘sto idrogeno

17 luglio 2008

Scusate lo sfogo ma è un periodo che sento un sacco di gente dalla strada alla TV dire che l’idrogeno è il futuro, che l’idrogeno ci libererà dalla benzina grazie ai motori ad idrogeno o alle celle di carburante: guardate che non può funzionare, e non lo dico io lo dice la fisica!

O meglio funzionare funziona e anche bene ma non conviene assolutamente: e adesso mi spiego (o almeno ci provo)

Esistono 2 tipi fondamentali di uso per l’idrogeno: i motori a combustione e le celle di carburante.

I motori a combustione possono bruciare qualsiasi carburante (con i dovuti accorgimenti) e l’idrogeno è un ottimo combustibile, di fatto un’auto predisposta per il funzionamento a metano potrebbe già andare a idrogeno senza troppe modifiche. E allora direte voi dov’è la fregatura? la fregatura sta nel fatto che l’idrogeno in natura non esiste da solo, si lega con estrema facilità all’ossigeno (per formare acqua) e ad altri elementi come il carbonio per formare gli idrocarburi come la nostra beneodiata benzina e siccome per una nota legge fisica l’energia necessaria per scindere una molecola è perlomeno uguale (se non superiore) all’energia che potrà fornirci in seguito ne consegue che per ottenere l’idrogeno ci serve più energia di quanta ne potremo ricavare bruciandolo. Inoltre dalla scissione dell’idrogeno si ricavano quantitativi elevatissimi di monossido di carbonio e dalla sua comubustione si ricavano ossidi d’azoto (NOx) in quantità comparabili a quelle di un motore a scoppio tradizione.

Qualcuno potrà obiettare che l’idrogeno si potrebbe ottenere come “scarto” da alcune lavorazioni industriali ma la quantità così ottenuta non è certamente sufficiente a muovere i milioni di auto che abbiamo sulle strade infatti ad oggi la maggior parte dell’idrogeno è ricavato dal gas naturale.

Altro discorso per le celle di carburante: qui si scinde chimicamente un idrocarburo come la benzina o il metanolo, oppure si fanno reagire  idrogeno e ossigeno e si ricava energia dalla trasformazione chimica. L’unico scarto delle celle a carburante a idrogeno è acqua distillata. Le celle a idrogeno sono le più efficienti mentre quelle a carburante hanno un rendimento molto inferiore. Qui il problema è che le celle hanno un efficienza anche alta (sfiorano l’80% di rendimento per una cella ossigeno-idrogeno in condizioni ottimali contro il 60% dei motori a combustione interna) ma solo quando l’assorbimento è basso; aumentando l’assorbimento i rendimenti crollano decisamente avvicinandosi di molto a quelli del motore a scoppio. Al calcolo non bisogna poi dimenticarsi di aggiungere l’energia necessaria per costruire le celle e quella per ricavare l’idrogeno che porta quindi il bilancio energetico a sfavore. Oltretutto rimane ancora valido il discorso legato alla produzione dell’idrogeno.

Le celle a carburante invece sono ancora limitate come potenze e rendimenti: solo a titolo di esempio una cella a metanolo da 1600Wh/Giorno (65W) consuma 1,1l/Kwh, un generatore a scoppio da 650W (15600Wh/giorno quindi quasi 10 volte più potente) consuma circa 1l/Kwh.

Non è detto che in futuro celle alcaline o polimeriche non riescano a ottenere vantaggi reali dal punto di vista dell’economia del carburante ma oggi non è ancora così. L’energia gratis non esiste, l’unico sistema se si vuole realmente ottenere qualcosa è quello del risparmio energetico e di cercare di sfruttare le energie rinnovabili magari combinandole fra loro (eolica, geotermica, biogas e solare).

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CPU a rischio virus?

17 luglio 2008

Secondo Kris Kaspersky sarebbe possibile scrivere un virus indipendente dal sistema operativo utilizzato e dal tipo di patch di sicurezza applicate, in quanto andrebbe a sfruttare i bug dei processori per agire. A ottobre darà una dimostrazione pratica all’Hack-In-The-Box Security Conference.
Sicuramente Kaspersky (che non è collegato all’omonima ditta che produce antivirus) saprà il fatto suo, ma a me qualche dubbio è venuto:
innanzi tutto deve sfruttare un bug del processore, quindi sarà anche trasversale al sistema operativo ma non lo è all’hardware utilizzato; poi dice che il malware verrebbe inviato o tramite un packet storming sul TCP/IP o tramite appositi programmi scritti in java o javascript (che penso abbia scelto perchè sono gli unici 2 linguaggi sufficientemente diffusi su tutte le piattaforme software, ed inoltre sono interpretati quindi non ci sono problemi di compilazione). Qui comincia a sorgermi qualche dubbio in più: lo stack TCP/IP non è collegato direttamente alla CPU, ma viene sempre filtrato dal sistema operativo (a meno che il bug non sia sul chipset della scheda di rete, ma qui si parla di bug delle CPU); per quanto riguarda java/js invece se è possibile eseguire una sequenza di istruzioni valida che provochi un errore nel processore e quindi un crash,  è altresì possibile creare una patch ai compilatori java/js per impedirne l’esecuzione sul hardware buggato (e quindi va a decadere la condizione iniziale di “con qualsiasi patch software”).

Comunque questa scoperta (che sia o meno applicabile in casi reali) è sicuramente preoccupante e insegna che ancora una volta la sicurezza non è mai troppa. Vedremo a fine ottobre, dopo il meeting, se ci saranno sorprese o se il tutto è solo cercarsi un po’ di pubblicità.