Cherrypal: sarà arrosto o è solo fumo?

La cherrypal avrebbe annunciato l’uscita di un minipc basato sul processore Freescale a 400MHz, con 256MB di RAM, un disco a stato solido da 4GB connessioni di rete, WIFI, 2 porte usb e l’uscita audio. Il tutto basato su Linux, con Itunes, Firefox e Openoffice e ciliegina sulla torta in questo periodo di caro energia il tutto consumerebbe meno di 2W (l’alimentatore fornito è in grado di erogarne 10 stando alle specifiche). Il tutto al prezzo di circa 250€.

Magari mi sto sbagliando (e mi auguro di essere smentito dai fatti), ma a me puzza un po’. Vediamo perchè:

innanzi tutto il sito di riferimento (www.cherrypal.com) e reindirizzato su di un generico indirizzo IP 72.51.37.17 che fa parte di un pool di indirizzi appartenenti ad una società di hosting e co-location di New York, mentre il dominio risulta registrato da una certa Anita Tso di cui non ci sono praticamente notizie su internet.

Secondo punto: Openoffice e Firefox sono 2 tra i programmi che uso di più, ma pensare di farli girare su di una macchina con 256MB di RAM e senza swapfile mi pare un po’ difficile  (avendo un disco a stato solido da soli 4GB non è che ci possa essere molto spazio per lo swap, e inoltre la durata del disco con uno swapfile sopra  non ne trarrebbe certo beneficio): e vero che il computer è in realtà solo un terminale per collegarsi ad un desktop remoto, però 256MB continuano a sembrarmi pochini.

Terzo punto i consumi: dichiarano un consumo di 2W. Facciamo 2 conti: la CPU consuma circa 1,35W (dal datasheet), circa 0,3W per il disco SSD, almeno 0,15W il wireless, a questo punto restano soli 200mW in cui farci entrare le memorie, i componenti della scheda madre, la scheda audio il mouse, la tastiera e la scheda di rete: anche ammesso che sia possibile rientrarci bisogna ancora aggiungerci le perdite di potenza dell’alimentatore (alimentatori ad alta efficienza arrivano al 80%, ma si scende anche solo al 60-65% con quelli più piccoli), ora considerando anche un 70% di efficenza ecco che i nostri consumi sono già arrivati a 3W, ma più realisticamente mi sa che siamo sui 4-5W. Restano comunque consumi bassissimi.

Quarto punto: io non ho mai sentito parlare di questa Cherrypal e  cercando su internet non ce ne sono notizie prima dell’annuncio di metà giugno; ora che una società riesca a produrre un PC con caratteristiche abbastanza innovative, senza che trapeli nulla è già strano; se poi dicono che il lancio sarà previsto a giorni ma nessuna testata giornalistica (almeno di quelle che ho visto) ha avuto un sample da testare la cosa è ancora più strana.

Quinto: offrono 50Gb di spazio a vita per i dati e senza abbonamento (ricordate che è solo un terminale per servizi tipo eyeos, desktoptwo o simili) più i server da dove far girare le applicazioni. Dicono di voler ammortizzare i costi con gli ad online, ma una infrastruttura del genere ha costi di centinaia di migliaia di euro all’anno per relativamente pochi PC connessi: se calcolate anche solo 10.000 unità vendute (cioè meno di un centesimo di quanti eeePC ci sono in giro secondo alcune stime), fanno 500TB di spazio su disco, quindi bisogna calcolare almeno 100-150  server per gestire il tutto e anche mettendoli in co-location qui come ridere si parla di 15-20000€ al mese cioè 180-240.000€/anno oltre al costo di acquisto dei server a fronte di un incasso di 2.500.000€, stimando un ricarico del 20% (che è già molto alto) praticamente sono già in perdita alla fine del primo anno.

Sesto e ultimo: non molto tempo fa un’altra società sorta dal nulla aveva proposto un PC rivoluzionario a costi bassissimi con un sito nato dal nulla. Era possibile fare preordini attraverso carte di credito. Bene sono circa una anno che pospono l’uscita del prodotto senza ovviamente restituire i soldi (qui la storia).

Spero vivamente di sbagliarmi ma come ho già detto sento puzza di bruciato.

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4 Responses to Cherrypal: sarà arrosto o è solo fumo?

  1. a13x ha detto:

    Ho letto la notizia ieri della presentazione di questo micro pc e visitando la home-page era irraggiungibile ma naturalmente pensavo dipendesse dalla curiosita’ della gente che come me ha letto la notizia.
    In realta’ neanche avevo letto dello storage online ma lo vedevo gia come un serverino a bassissimo consumo e con una distro ad-hoc 🙂
    Comunque hai fatto un’ottima analisi e a mente fredda gia rifacendo i conti dei consumi dei componenti le specifiche non corrispondono a quelle dichiarate…
    Speriamo che non si riveli una bufala..
    p.s. complimenti per il blog 😀

  2. ercolinux ha detto:

    Grazie dei complimenti 😳
    La cosa inquietante è anche quella della velocità di accesso al sito: una società che si pone come fornitrice di servizi di cloud computing ha un sito lentissimo, il che fa sorgere ulteriori dubbi su come sarà l’eventuale accesso ai programmi 😕

  3. GrandeMago ha detto:

    secondo te mirano a “prendi i soldi e scappa” o c’è qualcos’altro sotto? Poi noi italiani siamo talmente abituati che fiutiamo il pacco lontano migliaia di KM , oltre al fatto che come hai dimostrato i conti non tornano e mi sa pure i soldi.

  4. ercolinux ha detto:

    Onestamente non so cosa pensare: l’altra società che ha fatto il pacco continua a promettere consegne e continua a rimandarle e gli sono tutti col fiato sul collo (ovviamente).
    Può anche darsi che il prodotto venga consegnato (a quella cifra secondo me riescono a produrlo e a guadagnarci qualcosa) ma poi il servizio di cloud che dovrebbe gestire il tutto p non verrà mai messo in piedi oppure dopo pochi mesi lo faranno diventare un servizio a pagamento costosissimo.
    Mi sa che bisogna aspettare. Una cosa che fa sperare è che hanno dato un indirizzo fisico (tra l’altro sono a meno di 2 Km dalla sede di Google) e un numero telefono (anche se l’indirizzo è di Mountain View e facendo un reverse search non risulta il nome dell’intestatario ma il numero risulta di Oakland a circa 60Km).
    Max Seybold, il fondatore della società, è stato CEO e presidente di un’altra società di consulenza (www.foxtecnologies.com), ma adesso non è più nell’organigramma della società.
    Poi sul sito dicono di avere sedi in America, UK e Hong Kong ma sul sito non c’è traccia di indirizzi o contatti per quelle sedi, così come il fatto che la società è stata fondata nel 2007 ma fino a marzo del 2008 non aveva un sito.

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