Primi risultati del ballot screen

30 marzo 2010

Da qualche settimana, in Europa, Microsoft è stata obbligata ad inserire un ballot screen per la scelta del browser predefinito. Questo ha portato un immediato calo degli utenti di Internet Explorer (dal 1 al 3% a seconda della nazioni e delle fonti); e come primo effetto collaterale un sacco di siti presentano publicità a tutto schermo che invitano a scaricare IE8 per migliorare la sicurezza, la velocità e la privacy.

Secondo me volevano mandare la publicità giovedì ma gli è partita in anticipo, visto che IE8 ha avuto 9 advisory di sicurezza  di cui 4 ancora aperti (e il più vecchio è del 2007!). Solo per fare un confronto con la concorrenza Firefox 3.6 ha 1 sola advisory, già patchata, e se vogliamo considerare  il 3.5.x ci sono 7 advisory (di cui 1 solo locale) tutte patchate. Opera 10 è a 5 tutte patchate, Google Chrome è 3 tutte patchate. Quindi mettendo assieme i 3 principali rivali si arriva allo stesso numero di advisory, ma la differenza è che i concorrenti sono molto più veloci a tappare le falle.


Un pinguino a Monaco

20 marzo 2010

Tanto tempo fa (informaticamente parlando) la città di Monaco di Baviera aveva annunciato di voler passare a Linux su tutti i desktop e server della sua amministrazione: era il lontano 2003…

Molti siti ne avevano dato notizia con entusiasmo all’epoca, per poi tornare dopo un po’ sull’argomento visto che pareva non essersene fatto nulla portando la cosa come una sconfitta per l’opensource, con gioia da parte dei detrattori più acerrimi o con molta amarezza da parte dei sostenitori.

In realtà il progetto è continuato (e continua tuttora)  infatti a fine del 2009  era già avvenuto il passaggio di 3000 dei 14000 desktop presenti

Ma perchè tutto questo tempo per effettuare il passaggio?

Da un blog di uno dei responsabili del progetto si capisce il perchè. Sintetizzando la cosa il problema più che tecnico era di organizzazione. Il comune di Monaco di Baviera aveva all’avvio del progetto 21 unità informatiche indipendenti, ognuna con il suo capo e con la sua organizzazione, 51 datacenter, 1000 impiegati nel settore IT su 33000 impiegati totali e oltre 300 programmi diversi e spesso ridondanti da riorganizzare. Oltre a questo c’erano differenze di versioni di Windows (21 client diversi), nessun database degli utenti centralizzato, nessun archivio comune, strategie di sicurezza diverse. Chiunque abbia lavorato nell’ambiente informatico sa quanto possa essere difficile far convivere ambienti eterogenei, inoltre dover cambiare le abitudini degli utenti (e peggio ancora quelle dei capi) è sempre un impresa. Quindi trovarsi a dover fronteggiare questa babele non dev’essere stato semplice, oltretutto osteggiati a volte anche dall’interno.  Nonostante tutto ci sono riusciti: nel 2007 un dipartimento era passato a Linux e nel 2008 è stato dato l’ordine di passare almeno il 10% di ogni altro dipartimento a macchine Linux. In 2 anni si è arrivati al 20%. Il progetto inoltre ha permesso di rendere interoperanti le strutture fra di loro e di standardizzare i client Linux in modo da semplificare la manutenzione. Come fa giustamente notare il blogger se avessero dato la libertà di passare alla distro voluta ogni dipartimento, magari ci sarebbe voluto meno tempo per arrivare a questo punto, ma si sarebbe persa la standardizzazione che in una infrastruttura complessa permette sicuramente di ridurre i costi. La strada scelta è stata, secondo me, quella corretta: meglio una migrazione lenta ma che poggi le basi su una solida infrastruttura comune e che permetta uno sviluppo futuro piuttosto che una fatta in fretta e furia ma che non permetta una crescita futura.

Peccato che da noi non ci sia una volontà di andare in quella direzione ma che anzi si continuino a fare accordi che stringono il cappio della non interoperabilità e degli standard proprietari…


Un pc per ogni studente: come è andata a finire?

11 marzo 2010

Vi ricordate di quella notizia che ho riportato a ottobre 2008?

In breve una scuola media della provincia di  Torino  aveva scelto di dare un PC ad ogni studente. Non un PC qualunque ma un un micro-netbook da 7″  che si porta avanti e indietro da casa per continuare lo studio. Iniziativa lodevole, ma su cui avevo sollevato delle perplessità. Innanzi tutto si era scelto Windows come s.o. accompagnato da una sorta di pseudodesktop per imbrigliarlo. Poi c’era il discorso del formato che secondo me non è adatto ad un uso continuato (inoltre è uno striminzito JumpPC della Olidata.)

A distanza di oltre 1 anno cos’è successo? Molto in un certo senso, nulla in altro.

Io avevo proposto l’acquisto di economici PC fissi o di recuperare vecchie macchine magari da aziende e farsi aiutare gratis da LUG e associazioni (nel mio piccolo ho fatto recuperare 20 macchine per un associazione).  Ma mi è stato risposto che quelli sono gratis. Si come no. Gratis! Infatti come volevasi dimostrare finita la prima tranche in omaggio, l’Olidata ha cominciato a farseli pagare e quindi sono finiti i fondi…

Nonostante tutto,e questo è il lato positivo, gli insegnanti coinvolti stanno continuando a battersi per cercare di far funzionare il loro progetto, qui potete trovare i link con tutti i progressi fatti e l’avanzamento dei lavori. Pare che ad ogni modo gli studenti abbiano gradito molto l’iniziativa.

Come al solito da una parte ci sono grandi promessi di aziende e ministeri (raramente mantenute) e dall’altra il duro lavoro di gente (come gli insegnanti coinvolti nel progetto) che si impegna per far funzionare le cose. Che dire in bocca al lupo per riuscire a coinvolgere quante più scuole possibile, anche se continuo a non essere d’accordo con il metodo scelto 😉


Sfatiamo un mito: Linux è difficile

10 marzo 2010

Anche se da anni  uso praticamente in modo esclusivo  Linux ogni tanto mi capita di dovermi confrontare con Windows per lavoro o per fare qualche favore a degli amici (anche se penso sempre più spesso che il favore più grosso glielo farei togliendogli Windows del tutto ;-P ).

Beh dopo essersi “disintossicati” da Windows e dal suo inquadramento ci si rendo conto di quale sia il vero sistema operativo semplice da usare (e da amministrare). Prendiamo una serie di compiti che vengono compiuti normalmente (o quasi) e confrontiamo i 2 ambienti (in particolare con openmamba GNU/Linux che è quello che attualmente uso).

Installazione: qui non c’è proprio storia! openmamba si installa sul mio PC  (compreso l’avvio del supporto live e la formattazione del disco ) in qualcosa meno di 25 minuti (saliamo a 30-35 se facciamo anche gli aggiornamenti automatici). Al termine dell’installazione dal DVD mi trovo già configurati scheda video, audio e wireless, oltre 4GB di programmi installati compresi codec multimediali e flash player. Tutta la procedura di installazione consiste in 9 click più la scelta dei metapacchetti da installare da un DVD (o una chiavetta). Tutto l’hardware è riconosciuto e configurato con i driver corretti. L’installazione di Windows, openoffice, firefox, codec vari, driver per le schede, programma per masterizzare, flash player, antivirus porta via un paio di ore, svariati riavvi del sistema (dimenticavo openmamba necessita di 1 solo riavvio dopo che si è finita l’installazione dal supporto per poter partire dal nuovo sistema) e un nmero di dischi da far invidia a un DJ (per l’esattezza:1 di windows, 1 di openoffice, 1 per i driver della scheda madre, 1 per quello della scheda video,  1 per la scheda wireless, 1 per la stampante, 1 per l’antivirus, 1 per il programma per masterizzare più una chiavetta con sopra i codec e  firefox). Quindi Linux 1 – Windows 0

Installazione dei programmi: Linux con la gestione dei repository ha un punto ha suo favore enorme. Si apre smart (o il package manager della propria distro), si cerca il programma, 2-3 click e il programma è installato (e sicuro perchè controllato all’origine). Se proprio il programma che serve non è stato pacchettizato si può chiedere nei forum della distribuzione se qualcuno può provvedere a farlo per noi.  Con Windows si deve cercare su internet il programma scaricarlo, installarlo con una procedura diversa da programma a programma e sperare che funzioni (non è una battuta con almeno 5 versioni diverse di sistema operativo in giro può capitare di aver scaricato una versione non compatibile). Diciamo che in questo caso Windows ha dalla sua un parco programmi più famoso (e nel caso dei giochi più vasto). Esiste comunque la possibilità di installare con Wine i programmi per Windows semplicemente cliccando sull’icona esattamente come in Windows. La disinstallazione su Linux è semplice e indolore, non lo stesso si può dire per quella di Windows dove spesso restano pezzi di programma in giro per il disco, sporcando e rallentando la macchina. Direi proprio Linux 2 – Windows 0

Operazioni quotidiane: di solito si naviga, legge la posta, usano programmi. Qui direi sostanziale parità. Sono entrambi facili da usare. Linux 3 – Windows 1

Amministrazione: qui proprio non c’è gara. Con Linux ho a disposizione log e programmi diagnostici a iosa, su Windows nulla (a no dimenticavo c’è taskmanager). Linux 4 – Windows 1

Aggiornamenti: Anche qui è praticamente scandolosa la superiorità. Linux si autoaggiorna per quanto riguarda tutti i software installati, Windows obbliga ad aggiornamenti separati per i vari componenti e programmi installati. Inoltre quando c’è un cambio di release in Linux il passaggio può essere effettuato in modo pressochè indolore (e gratuito) mentre su Windows (spesa a parte) non sempre è possibile. Linux 5 – Windows 1

Possibile che Windows ne esca con le ossa così rotte? Si, perchè purtroppo per chi lo usa, è un sistema nato e concepito per essere usato in un certo modo: singolo utente e singolo task, che poi si è evoluto (abbastanza bene tutto sommato) per stare al passo con i tempi ma che ha il fardello della compatibilità con le versioni vecchie e l’obbligo di mantenre una coerenza con le vecchie versioni. Linux invece nasce da una base di un sistema operativo multiutente, multitasking e molto modulare che ne rende semplice l’adattabilità (non per nulla gira dal lettore di DVD al super computer).

A riprova della semplicità di Linux questo tutte le persone digiune di informatica a cui l’ho fatto provare l’hanno trovato più intuitivo di Windows


Evviva i programmi closed source

8 marzo 2010

Oggi vi parlo di una cosa che mi è successa dove lavoro. Abbiamo acquistato un apparecchiatura con un software (ovviamente closed source) che gira solo in ambiente windows. Purtroppo esiste un oligopolio in quel settore formato da 3-4 ditte conuna politica molto simile. Al momento dell’acquisto mi informo sulle capacità del programma: a me interessa che il programma esporti i dati verso MySQL e questo lo fa attraverso i driver ODBC; bene un punto a suo favore con gli ODBC posso agganciarmi un po’ a tutti i database e quindi il lockin è minore di quello che temevo.

Installano la macchina, installano il programma configurazione e via. Qualche settimana per imparare ad usarla e poi mi metto a cercare di esportare i dati. Installo i driver ODBC sulla macchina, apro la finestra di esportazione e… crash! Il programma si inchioda o si chiude con un errore. Ok avrò fatto qualche casino: faccio un po’ di prove ma nulla da fare. Alla fine mi arrendo e chiamo l’assistenza, d’altronde li abbiamo pagati e anche cari.

Io: dunque installo l’ultima versione dei driver ODBC ma quando tento di esportare il programma va in crash.

As: come gli ultimi?!? Non ha letto il manuale? In foto si vede che la versione è la 3.5.1

Io: si ma pensavo fosse una foto vecchia visto che la 3.5 è del 2003 e il programma è stato fatto nel 2008!

As: no no funziona proprio solo con la 3.5.1!

Io: azz. Vabbè

Installo la versione preistorica dei driver (e qui comincio a pensare che il lock-in è ancora peggio di quello che pensavo all’inizio).

Ok adesso non va in crash. in compenso qualsiasi cosa cerco di esportare si ferma con un laconico messaggio SQL sintax error.

Tento ancora un po’ di volte, poi mi arrendo e nuova trafila con l’assistenza (che vi risparmio visto che siamo andati avanti 3 mesi tra mail e telefonate).

Finalmente riesco a farmi mandare un “tennico” dalla casa. Questo arriva e guarda il PC con la finestra dei driver ODBC con lo sguardo un po’ vacuo di chi non ha molta pratica. Mi ero sbagliato in pieno! Infatti mi dice con candore invidiabile: “dunque vuoi esportare verso MySQL? Interessante, ma com’è come database? Sai non l’abbiamo mai usato…”

Ripresomi dallo smarrimento gli spiego i vantaggi di un DB open source in particolare in una piccola realtà come la nostra e poi lo lascio alle prese con il suo programma.

Dopo circa 3 ore e una ventina di telefonate e mail alla casa madre sento un grido simile a quello di un gladiatore che è appena uscito vittorioso da un duello. Corro a vedere e lo trovo raggiante.

Io: “Bene allora funziona tutto adesso giusto?”

As: “NO! Però ho scoperto l’inghippo.”

Io: “cioe?”

As: “Vedi? Dice Sql syntax error! Quindi deve esserci un errore nella sintessi della sequenza SQL che dovrebbe generare la tabella!”

Io “Ma pensa tu! E io che credevo fosse un errore del motore a curvature dell’enterprise!! Visto che sono oltre 3 mesi che vi mando mail con quell’errore..E come pensi di risolvere?”

As: “A non lo so. Non abbiamo possibilità di modificare il programma. Ho scritto alla casa madre per vedere se possono fare qualcosa…”

Io “ok. Intanto non esci di qui finchè non funziona quindi…”

Nel mentre riusciamo ad attivare una sorta di modo diagnostico: e qui scopro che la generazione della tabella non potrà mai funzionare visto che mette delle parentesi quadre sbagliate. E scopro anche un altra cosa:i campi hanno formato anomalo. In pratica tutti i campi numerici sono salvati in formato double e quelli non numerici (sia testo che date che note) in formato char(100).Ecco perchè quando avevo provato  a generare la tabella a mano non funzionanva, stupidamente avevo generato la tabella con gli int al posto degli int, i campi date e time salvati come date e time…

Morale della favola 7 ore dopo essere arrivato “libero” il tecnico visto che prendendo la sequenza sql, correggendola  e generando manualmente database e tabella adesso funziona. Se il programma fosse stato opensource sarebbe bastato aprire il sorgente della parte che genera il database e modificare la stringa togliendo le parentesi di troppo (o forse non ce ne sarebbe neppure stato bisogno visto un errore tanto stupido sarebbe certamente già stato scoperto e corretto). Come ulteriore ciliegina sulla torta abbiamo anche scoperto che il programma in questione non funzionerà su Vista o su 7 legandoci di fatto a un s.o. vecchio di 13 anni. Spero di riuscire a farlo andare con Wine…


uno nessuno o centomila?

6 marzo 2010

Non ho intenzione di darmi alla letteratura qui sul blog, ma ho scelto di scomodare Pirandello per parlare di nuovo di statistiche.

Netstat ha nuovamente pubblicato una statistica in cui dice che Linux oscilla intorno al 1% degli utenti (in pratica non si è mosso negli ultimi 6 anni da li – visto che l’ultima statistica pubblicata da Google lo dava nel 2003-2004 intorno al 1%) e il Mac è intorno al 5%.

Ma se fosse veramente così com’è che Microsoft gli da addosso in questo modo: alla fine l’1% è niente confrontato con il 20% di pirateria delle loro licenze che loro stessi hanno dichiarato. Inoltre com’è che Google per anni ha pubblicato le statistiche dei vari sistemi operativi che raggiungono la sua homepage e dal 2004 non lo fa più, limitandosi a dare statistiche sulle parole più cercate?

Così ho deciso di fare 2 conti anche io. Se escludo dalla cerchia di persone che conosco – o di cui per un motivo o per un altro conosco il sistema operativo usato (tipo quelli che si vedono nei negozi o in altri luoghi pubblici) – tutti quelli che fanno parte dell’ambiente di sviluppo di openmamba e del Linux Day Torino (per non sbilanciare la statistica in modo scorretto), posso valutare in circa 300 computer (e quasi il doppio degli utenti). Se fosse vera la statistica dovrebbero esserci 2-3 al massimo 4 persone che usano Linux. Beh non è così: in realtà sono una ventina quelli che usano Linux in modo continuativo. Questo fa si che la percentuale si assesti intorno al 7%. E  fra quelli che conosco ci sono 15 utenti mac che fa circa il 5%.E attenzione perchè se invece aggiungo le macchine di chi so che usa openmamba per sviluppo o per scelta, e dei ragazzi del Linux Day saliamo a oltre 450 computer con più di 150 con Linux che fa il 30%…

E’ vero che 300-400 macchine sono nulla per una statistica seria, ma perchè i numeri del Mac mi tornano e quelli di Linux no? oltre tutto sto parlando di persone che vivono a centinai di km di distanza, di ragazzi e pensionati, di impiegati, di PC in aziende o in case private. Inoltre le statistiche di navigazione di un paio di siti “generalisti” che ho avuto modo di vedere mi davano più o meno gli stessi numeri: cioè Linux al 6-7%.

La stessa sensazione l’ho avuta al Linux Day dove c’erano centinaia di persone di tutte le estrazioni e di tutte le età: se pensate era una folla per un sistema che all’1% di market share. A conti fatti a Torino e dintorni calcolando circa 1 milione di abitanti totali e vista la media di PC procapite italiana di 50 pc ogni 100 abitanti, danno un potenziale di circa  500.000 PC di cui almeno la metà utilizzati in ambito lavorativo/scolastico e quindi fuori target per il Linux Day. Questo vuole dire 250.000 PC “utili” (distribuiti però in modo non uniforme visto che ci sono molte case con 2-3 PC); un 1% vorrebbe dire comunque 2500 utenti Linux. Con 3 eventi organizzati sul territorio di Torino e con l’affluenza che c’è stata vorrebbe dire che praticamente tutti gli utenti Linux si sono presentati all’evento (cosa che non penso proprio sia successa).

Fate anche voi a fare questa prova: contate i vostri amici che usano Linux e fate un conto su quanti sono sul totale potreste avere delle sorprese.

Ma perchè a qualcuno fa comodo tenere basse le statistiche di Linux?

Secondo me un primo motivo è quello psicologico: se a un utente venisse voglia di provare Linux senza una reale motivazione, il fatto di sapere che è usato da meno del 1% della popolazione piuttosto che dal 10% potrebbe spingerlo in una o nell’altra direzione. Altro motivo: una bella scusa! I produttori di software e hardware accampano sempre come motivazione al loro non supportare Linux  il fatto che praticamente non è usato da nessuno (anche se 80 milioni di persone- che è la stima prudenziale dell’1% – proprio nessuno non sono..). Ma se fossimo veramente quasi il doppio degli utenti mac questa motivazione verrebbe a cadere. E si instaurerebbe un circolo virtuoso: miglior supporto all’hardware e maggior presenza di software porterebbero sempre più gente a sceglierlo.

Alla fine non so se ho ragione oppure no, le mie sono considerazioni peresonali. Ma la sensazione che i conti non tornino c’è sempre…


Microsoft propone una soluzione per il problema botnet

4 marzo 2010

Mi sono imbattuto in una notizia che mi ha portato a guardare il calendario un paio di volte per vedere se per caso non fosse già il primo aprile e non me ne fossi accorto!

Durante la RSA security conference in San Francisco il sig.Scott Charney (che, per chi come il sottoscritto non l’avesse mai sentito nominare, detiene l’altisonante titolo di Microsoft Corporate Vice President for Trustworthy Computing) ha parlato di botnet e virus. Ha delineato uno scenario in cui la Microsoft da sola non può debellare le botnet e i virus, ma occorre la collaborazione dei provider;  facendo l’esempio della sanità in cui si può curare un malato, ma è possibile e più efficace effettuare prevenzione e applicare la quarantena ai pazienti contagiosi in modo da evitare l’espansione della malattia. Un bel esempio e anche una strategia valida. Che però ha un costo, che provider non riescono a sostenere. E qui nasce l’idea brillante: questi costi si possono far pagare al mercato attraverso una tassa!

Semplicemente una mossa geniale: io sviluppo un sistema operativo che è un colabrodo, siccome non riesco a tapparne i buchi in tempi ragionevoli  chiedo ad altri di farlo per me e tutto questo lo faccio pagare a TUTTI gli utilizzatori di internet.

Io ho una controproposta certamente più equa: sono perfettamente d’accordo con l’idea della tassa ma applicata solamente ai prodotti i cui bachi siano sfruttabili per la diffusione di virus/botnet e che non siano stati chiusi in modo tempestivo dalla scoperta (basti pensare che il solo Windows XP tra le 2 versioni home e professional ha 67 falle ancora aperte di cui oltre il 40% gravi contro le 0 ad esempio di Ubuntu – che include centinaia di programmi – nelle varie versioni dal 2007 a oggi  ) . Si otterrebbe sicuramente un vantaggio: chi vuole proprio usare prodotti Microsoft potrebbe continuare a farlo ma contribuirebbe a ridurre i pericoli con il contributo economico, chi invece preferisce passare a prodotti diversi (e più sicuri) contribuirebbe a farlo in modo diretto.