Un po’ d’Italia nel Open Invention Network

14 maggio 2010

E’ con grande soddisfazione che annuncio che openmamba GNU/Linux è entrata a far parte del progetto OIN: Open Invention Network.
OIN è una società americana fondata nel 2005 e supportata da aziende del calibro di IBM, NEC, Novell, Philips, Red Hat e Sony, che ha lo
scopo di acquisire brevetti software e consentirne l’uso gratuito ai licenziatari (che ad oggi sono circa 120).
Perchè entrare a far parte di un simile gruppo è importante per chi si occupa di software opensource?
Il problema è che, a differenza dei brevetti tradizionali dove viene protetto un prodotto specifico (bisogna infatti presentare un prototipo per poter ottenere il brevetto), quelli sul software tendono a riguardare solo l’idea del funzionamento dello stesso non il codice necessario per realizzarla: quindi è possibile brevettare un sistema per evidenziare l’avanzamento di un installazione attraverso una barra colorata che si riempe progressivamente, oppure un programma che permetta di disegnare con il mouse sullo schermo e così facendo nessun altro potrà realizzare con nessun linguaggio di programmazione o algoritmo (per quanto magari più innovativo di qtuello pensato dal detentore del brevetto) un programma simile. Gli esempi che ho fatto sono reali: qualcuno ha brevettato queste cose e (se non fossero di proprietà della OIN) nessuno potrebbe realizzare un programma come GIMP o MyPaint, o anche solo una barra di avanzamento.
I pericoli legati ai brevetti sul software sono molto grandi (e alcune società stanno spingendo per far si che venga introdotta anche in
Europa una legge simile a quella Americana). Con i paletti messi dai vari brevetti nessuno avrebbe stimoli ad innovare (o comunque la paura di infrangere un brevetto e di vedersi impegolati in processi costosissimi li toglierebbe a chiunque); inolte la durata di 20 anni del brevetto che nel mondo dell’informatica sono un eternità (basti pensare che nel 1990 si usavano processori 386 con il DOS, Windows era agli albori, Linux non era ancora nato e i PC usati in casa erano pochissimi) frenerebbe ancora di più l’innovazione.
Inoltre nel giro di poco tempo solo le compagnie molto forti economicamente riuscirebbero a depositare brevetti, perchè più brevetti ci sono in un determinato campo più diventa difficile e costoso depositarne di nuovi visti tutti gli studi da fare per evitare di infrangerne altri. Di fatto l’informatica piomberebbe in una sorta di medioevo dove pochi deterrebbero il “potere” di scrivere codice. Da sempre le massime innovazioni e scoperte sono state fatte condividendo e diffondendo la conoscenza non nascondendola dietro a muri legali (immaginate se Galileo non avesse avuto a dsposizione i progetti del cannocchiale di Lippershey, o se Galvani avesse depositato un brevetto sulle sue celle, impedendo di fatto a Volta di realizzare la pila)
Il lavoro svolto da OIN è quindi essenziale per tutelare Linux e consentire lo sviluppo di software open source, agendo da bacino di
raccolta di brevetti per evitare che società senza scrupoli possano intentare delle cause.


La FSF annuncia la giornata contro il DRM

4 maggio 2010

Day Against DRM
La FSF ha annunciato per oggi la giornata contro il DRM (Digital Rights Management).
Per chi non lo sapesse con DRM si identificano tutte le tecniche adottate dalle major musicali/cinematografiche per impedire la copia o limitare la fruibilità dei contenuti (basti pensare alle zone dei DVD, agli ebook leggibili solo un certo numero di volte, oppure ai Blue Ray che possono essere riprodotti solo su alcuni apparecchi).
La FSF ha da tempo lanciato una campagna contro i DRM, in quanto limiterebbe pesantemente la libertà degli utenti.
Spingere per far togliere i DRM non vuole e non deve essere un incentivo alla pirateria sia ben chiaro, ma nel momento in cui io acquisto un contenuto multimediale devo essere libero di fruirne come più mi aggrada: a me è capitato di acquistare un CD con una compilation per poi scoprire che ne il PC ne l’autoradio erano in grado di riprodurlo, e un mio amico si è trovato un blu ray inusabile perchè ha acquistato – stolto! – delle casse digitali non pienamente compatibili con la protezione AACS.
Il grosso problema è che ormai gli utenti (non tutti per fortuna) sono troppo abituati da un lato a trovare ciò che gli serve sul mulo (o simili) e dall’altro a piegarsi alla volontà di chi eroga i servizi: quando possibile scegliamo musica/film senza DRM, meglio ancora se rilasciati con licenze aperte (nel campo della musica in particolare esistono alternative validissime ai “soliti noti” basta farsi un giro su jamendo o su creativecommons.it per farsi un idea).
Diciamo anche noi basta al DRM!