La PEC secondo Brunetta

28 aprile 2010

Due giorni fa il ministro Brunetta ha lanciato la PEC di stato al sito http://www.postacertificata.gov.it. La PEC è una speciale casella di posta elettronica che permette di comunicare in modo “certo” con le pubbliche amministrazioni sostituendo di fatto le raccomandate. Vi rimando a wikipedia per approfondire l’argomento

Lodevole idea, realizzazione mediocre. Il sito è risultato intasato già dalle prime ore di apertura rendendo praticamente impossibile registrarsi.

Non so se il problema sia dovuto a un eccesso di richieste o a un sottodimensiomento del server (o a una combinazione delle 2) fatto sta che il sito è inusabile.

Tra l’altro il sito ha un po’ di cose che non vanno: il certificato ssl vale solo accedendo a http://www.postacertificata.gov.it, se accedete senza il www segnala che il certificato non è valido; ma il peggio viene in basso a sinistra: il sito riporta la conformità al w3c xhtml 1.0, w3c css e w3c wai AAA. Rispettivamente indicano l’aderenza agli standard xhtml, la correttezza dei fogli di stile CSS e l’accessibilità del sito. Analizziamoli singolarmente:

Validando il sito per la conformità al w3c xhtml 1.0 attraverso il sito http://www.w3.org vengono segnalati 16 errori. Quindi il sito non potrebbe esibire il logo.

Anche la seconda conformità non è passata: 1 errore e svariate segnalazioni.

Il terzo logo deve essere validato a mano attraverso una check list: se il sito passa tutti i checkpoint può fregiarsi del logo. Nel caso specifico ci fermiamo già al punto 1.1 (tutte le immagini devono avere una descrizione alternativa): nel sito il messaggio di errore che ci informa che le connessioni hanno superato il numero massimo è fatto con un immagine senza testo alternativo.

Non è proprio una bella figura per un sito pubblico.

Speriamo correggano gli errori (e che questi siano dovuti a difetti di gioventù) e lo rendano fruibile perchè la PEC se usuata bene può realmente ridurre il peso e i costi della burocrazia.


Liberté, Égalité…e open source

9 ottobre 2009

Stando ad una statistica della Markness, una società di statistica francese, oltralpe il 96% del pubbliche amministrazioni usa software open source. In testa alla classifica database, CMS e software per il web. Anche le aziende private non se la cavano male con un 63%. I dati sono stati ricavati da un intervista fatta a 160 responsabili IT.

E i motivi per usarlo? Non l’economicità o motivi legati alla crisi in corso ma maturità dei programmi, stabilità, indipendenza dal fornitore e interoperabilità.

E da noi?

Da noi salvo volontà locali (vedi Piemonte, Trentino, Ferrovie dello Stato e simili) dal ministero fioccano milioni nelle tasche di Ballmer & Co. attraverso accordi commerciali per lo meno discutibili…

Caro Brunetta se vuole veramente migliorare l’efficienza del governo provi a dare una sbirciatina oltre le Alpi per vedere cosa fanno i nostri vicini.