Cherrypal: sarà arrosto o è solo fumo?

23 luglio 2008

La cherrypal avrebbe annunciato l’uscita di un minipc basato sul processore Freescale a 400MHz, con 256MB di RAM, un disco a stato solido da 4GB connessioni di rete, WIFI, 2 porte usb e l’uscita audio. Il tutto basato su Linux, con Itunes, Firefox e Openoffice e ciliegina sulla torta in questo periodo di caro energia il tutto consumerebbe meno di 2W (l’alimentatore fornito è in grado di erogarne 10 stando alle specifiche). Il tutto al prezzo di circa 250€.

Magari mi sto sbagliando (e mi auguro di essere smentito dai fatti), ma a me puzza un po’. Vediamo perchè:

innanzi tutto il sito di riferimento (www.cherrypal.com) e reindirizzato su di un generico indirizzo IP 72.51.37.17 che fa parte di un pool di indirizzi appartenenti ad una società di hosting e co-location di New York, mentre il dominio risulta registrato da una certa Anita Tso di cui non ci sono praticamente notizie su internet.

Secondo punto: Openoffice e Firefox sono 2 tra i programmi che uso di più, ma pensare di farli girare su di una macchina con 256MB di RAM e senza swapfile mi pare un po’ difficile  (avendo un disco a stato solido da soli 4GB non è che ci possa essere molto spazio per lo swap, e inoltre la durata del disco con uno swapfile sopra  non ne trarrebbe certo beneficio): e vero che il computer è in realtà solo un terminale per collegarsi ad un desktop remoto, però 256MB continuano a sembrarmi pochini.

Terzo punto i consumi: dichiarano un consumo di 2W. Facciamo 2 conti: la CPU consuma circa 1,35W (dal datasheet), circa 0,3W per il disco SSD, almeno 0,15W il wireless, a questo punto restano soli 200mW in cui farci entrare le memorie, i componenti della scheda madre, la scheda audio il mouse, la tastiera e la scheda di rete: anche ammesso che sia possibile rientrarci bisogna ancora aggiungerci le perdite di potenza dell’alimentatore (alimentatori ad alta efficienza arrivano al 80%, ma si scende anche solo al 60-65% con quelli più piccoli), ora considerando anche un 70% di efficenza ecco che i nostri consumi sono già arrivati a 3W, ma più realisticamente mi sa che siamo sui 4-5W. Restano comunque consumi bassissimi.

Quarto punto: io non ho mai sentito parlare di questa Cherrypal e  cercando su internet non ce ne sono notizie prima dell’annuncio di metà giugno; ora che una società riesca a produrre un PC con caratteristiche abbastanza innovative, senza che trapeli nulla è già strano; se poi dicono che il lancio sarà previsto a giorni ma nessuna testata giornalistica (almeno di quelle che ho visto) ha avuto un sample da testare la cosa è ancora più strana.

Quinto: offrono 50Gb di spazio a vita per i dati e senza abbonamento (ricordate che è solo un terminale per servizi tipo eyeos, desktoptwo o simili) più i server da dove far girare le applicazioni. Dicono di voler ammortizzare i costi con gli ad online, ma una infrastruttura del genere ha costi di centinaia di migliaia di euro all’anno per relativamente pochi PC connessi: se calcolate anche solo 10.000 unità vendute (cioè meno di un centesimo di quanti eeePC ci sono in giro secondo alcune stime), fanno 500TB di spazio su disco, quindi bisogna calcolare almeno 100-150  server per gestire il tutto e anche mettendoli in co-location qui come ridere si parla di 15-20000€ al mese cioè 180-240.000€/anno oltre al costo di acquisto dei server a fronte di un incasso di 2.500.000€, stimando un ricarico del 20% (che è già molto alto) praticamente sono già in perdita alla fine del primo anno.

Sesto e ultimo: non molto tempo fa un’altra società sorta dal nulla aveva proposto un PC rivoluzionario a costi bassissimi con un sito nato dal nulla. Era possibile fare preordini attraverso carte di credito. Bene sono circa una anno che pospono l’uscita del prodotto senza ovviamente restituire i soldi (qui la storia).

Spero vivamente di sbagliarmi ma come ho già detto sento puzza di bruciato.


[OT] E basta con ‘sto idrogeno

17 luglio 2008

Scusate lo sfogo ma è un periodo che sento un sacco di gente dalla strada alla TV dire che l’idrogeno è il futuro, che l’idrogeno ci libererà dalla benzina grazie ai motori ad idrogeno o alle celle di carburante: guardate che non può funzionare, e non lo dico io lo dice la fisica!

O meglio funzionare funziona e anche bene ma non conviene assolutamente: e adesso mi spiego (o almeno ci provo)

Esistono 2 tipi fondamentali di uso per l’idrogeno: i motori a combustione e le celle di carburante.

I motori a combustione possono bruciare qualsiasi carburante (con i dovuti accorgimenti) e l’idrogeno è un ottimo combustibile, di fatto un’auto predisposta per il funzionamento a metano potrebbe già andare a idrogeno senza troppe modifiche. E allora direte voi dov’è la fregatura? la fregatura sta nel fatto che l’idrogeno in natura non esiste da solo, si lega con estrema facilità all’ossigeno (per formare acqua) e ad altri elementi come il carbonio per formare gli idrocarburi come la nostra beneodiata benzina e siccome per una nota legge fisica l’energia necessaria per scindere una molecola è perlomeno uguale (se non superiore) all’energia che potrà fornirci in seguito ne consegue che per ottenere l’idrogeno ci serve più energia di quanta ne potremo ricavare bruciandolo. Inoltre dalla scissione dell’idrogeno si ricavano quantitativi elevatissimi di monossido di carbonio e dalla sua comubustione si ricavano ossidi d’azoto (NOx) in quantità comparabili a quelle di un motore a scoppio tradizione.

Qualcuno potrà obiettare che l’idrogeno si potrebbe ottenere come “scarto” da alcune lavorazioni industriali ma la quantità così ottenuta non è certamente sufficiente a muovere i milioni di auto che abbiamo sulle strade infatti ad oggi la maggior parte dell’idrogeno è ricavato dal gas naturale.

Altro discorso per le celle di carburante: qui si scinde chimicamente un idrocarburo come la benzina o il metanolo, oppure si fanno reagire  idrogeno e ossigeno e si ricava energia dalla trasformazione chimica. L’unico scarto delle celle a carburante a idrogeno è acqua distillata. Le celle a idrogeno sono le più efficienti mentre quelle a carburante hanno un rendimento molto inferiore. Qui il problema è che le celle hanno un efficienza anche alta (sfiorano l’80% di rendimento per una cella ossigeno-idrogeno in condizioni ottimali contro il 60% dei motori a combustione interna) ma solo quando l’assorbimento è basso; aumentando l’assorbimento i rendimenti crollano decisamente avvicinandosi di molto a quelli del motore a scoppio. Al calcolo non bisogna poi dimenticarsi di aggiungere l’energia necessaria per costruire le celle e quella per ricavare l’idrogeno che porta quindi il bilancio energetico a sfavore. Oltretutto rimane ancora valido il discorso legato alla produzione dell’idrogeno.

Le celle a carburante invece sono ancora limitate come potenze e rendimenti: solo a titolo di esempio una cella a metanolo da 1600Wh/Giorno (65W) consuma 1,1l/Kwh, un generatore a scoppio da 650W (15600Wh/giorno quindi quasi 10 volte più potente) consuma circa 1l/Kwh.

Non è detto che in futuro celle alcaline o polimeriche non riescano a ottenere vantaggi reali dal punto di vista dell’economia del carburante ma oggi non è ancora così. L’energia gratis non esiste, l’unico sistema se si vuole realmente ottenere qualcosa è quello del risparmio energetico e di cercare di sfruttare le energie rinnovabili magari combinandole fra loro (eolica, geotermica, biogas e solare).


I computer e l’ecologia

3 maggio 2008

Si parla sempre più spesso di ecologia e di risparmio energetico anche nel mondo dell’informatica. C’è infatti una corsa da parte di tutti i produttori di processori verso una sempre maggiore efficienza energetica e questo è sicuramente un bene…però siamo sicuri che i nostri PC consumino sempre meno e soprattutto ci serve veramente tutta questa potenza?

Lasciando da parte il discorso dei videogiocatori, che è un mercato particolare in cui si cercano prestazioni esasperate (non sempre ottimizando i giochi ma costringendo i giocatori a frequenti cambi di hardware)

Un processore Pentium III a 1,4GHz ha un TDP di 32W e con una buona scheda video AGP come la GEForce 7300 si arriva a circa 50W a pieno carico. Una macchina come questa è ancora oggi ampiamente sufficiente per navigare su internet, vedere film, utilizzare programmi da ufficio e anche giocare con dei giochi anche 3D, considerate che conosco gente che lavora con CAD 3d su dei Pentium III a 800 MHz e lo fa con una discreta velocità.

Oggi una delle configurazioni minime è un Core 2 Duo come il 6320 (TDP di ben 65W) a cui possiamo affiancare una 7300GS e si arriva oltre 80W quindi 30W in più. E’ vero che le prestazioni massime utilizzando un processore più veloce vengono raggiunte ben poche volte (io ho un portatile con un dual core a 2.2GHz che raramente supera il GHz) e quindi i consumi reali saranno sicuramente inferiori, probabilmente molto vicini a quelli del Pentium III, ma nulla toglie che se togliessimo un po’ di orpelli dal software (e qui ci metto sia quelli closed che quelli opensource) e cercassimo veramente di ottimizzare programmi e macchine per i consumi nella maggior parte dei casi basterebbero computer con processori con TDP di 20W o anche meno (come i via C7 o gli INTEL a basso consumo come gli ULV). E se mi dite che 30W (di picco) in meno sono pochi fate il conto che se lasciate il PC acceso 10 ore al giorno per 5 giorni alla settimana (tipico caso da ufficio) in un anno sono potenzialmente quasi 80KWh per PC; anche volendo considerare solo 1/10 della differenza (a causa dei lunghi periodi di standby) si parla di 8KWh e considerando che si stimano oltre 500 milioni di PC se anche solo 1 su 5 fosse a basso consumo si risparmierebbero 1 milione di MWh (che è 1/5 della potenza di una centrale elettrica).

A questi watt andrebbero aggiunti quello assorbito dai PC quando sono spenti: si perchè un PC spento ma collegato alla corrente assorbe da un minimo 0,2W a oltre 6W calcolando una media di 3W una media di 110 ore alla settimana sono 17KWh all’anno per PC e quindi se tutti spegnessimo i pc staccandoli dalla corrente si risparmierebbero oltre 8.500.000 di MWh all’anno (cioè quasi 2 centrali di media potenza).

Non è moltissimo ma è con le gocce che si fanno i mari.