Dare e avere atto secondo

2 marzo 2010

Riparto da dov’ero arrivato con il post di due giorni fa.

Un’altra cosa che ho notato e che è assurda secondo me nel bilancio dare/avere è il livello di pretese che la gente ha.

Porto un po’ di esempi tanto per chiarire: mi è stato chiesto se potevo pacchettizzare un certo software, ok do un occhiata ai sorgenti e vedo che si può fare. In un paio di giorni (potendo dedicarmici solo la sera dopo le 21-22 diventa difficile fare più in fretta) preparo il tutto e lo comunico all’utente. Risposta: mica potevo aspettare 2 giorni, sono passato ad altro… Beh tu non potevi aspettare 2 giorni ma non hai messo 1 centesimo o un minuto di lavoro, per fortuna il lavoro fatto potrà essere utile a qualcun altro…

Altro esempio: un utente ha problemi con una chiavetta UMTS. Non funziona, cerco le configurazioni, faccio un po’ di prove e alla fine trovo l’inghippo e la faccio funzionare. Riporto (modificato leggermente) il botta rispsta con l’utente:

Io : “ok adesso va ti basta cambiare qui e qui”

U: “si vabbè su windows però l’ho piantata ed è andata su.”

Io: “ok ma windows ti è costato 130€ di licenza e il programma non è di Windows ma te lo hanno dato con la chiavetta. Comunque se  ti trovi meglio continua ad usare Windows”

U: “Beh però su windows non funziona la webcam, il pc è molto più lento e se pianto l’altra chiavetta che ho non funziona, mentre con Linux si…”

Io: “quindi scusa allora mi stai dicendo è meglio Linux,  giusto?!?!”

U: “NO! Windows è meglio anche se non funziona perchè  è più facile”

Io: “?!?!”” e me ne sono andato…

Terzo e ultimo: un piccolo bug di klamav segnalato da un utente ne impediva l’uso senza installare un pacchetto aggiuntivo (o meglio non si poteva effettuare una scansione di un disco usb accedendo dall’icona presente nel dialog), modificato il tutto in modo farlo andare, l’utente si è comunque lamentato del fatto che adesso va, ma lui da solo non ci sarebbe riuscito quindi che razza di sistema è. Lo stesso utente ha acquistato e usa da 3 anni con un programma di gestione aziendale pagato una cifra con 5 zeri dietro a un numero che non è 1 che è infestato da bug (diciamo che si fa prima a contare le cose che vanno), ma siccome la pagato e le riparazioni dei bug sono a pagamento (cosa assurda visto che sono bug oggettivi!) va bene così.

Ho portato questi esempi per dire cosa? Semplice oltre a essere molto restii ad aiutare spesso ci si aspetta che siccome il software viene regalato questo debba essere anche perfetto (e non importa se gli errori rilevati vengono corretti in tempi rapidi: l’errore c’è stato e quindi il programma non vale niente…) mentre quando viene acquistato magari ci si lamenta con gli amici, ma va bene così e magari si ricompra pure alla prossima release…

Bene dopo 2 sfoghi in 2 giorni qualcuno potrebbe pensare che ci sia dello scoramento o comunque sia diminuita la voglia di fare: non è così! Anzi, nonostante tutto, la soddisfazione che si prova quando qualcuno utilizza un programma che hai contribuito a far funzionare o adotta una soluzione che hai consigliato e te lo dice, supera il dispiacere per le altre situazioni.

Quindi  continuerò a spingere per l’adozione di prodotti open source e collaborare con questo meraviglioso mondo.


Dare e avere: i conti tornano sempre?

28 febbraio 2010

Oggi vi voglio proporre un piccola riflessione-sfogo sul mondo dell’opensource visto dal di dentro.

Iniziamo dal principio: io collaboro allo sviluppo di una distribuzione GNU/Linux chiamata openmamba. Questa distribuzione è stata sviluppata interamente da zero, inizialmente come distribuzione gratuita per poi diventare commerciale, da parte di una società torinese (all’epoca la distribuzione si chiamava qilinux). Nel 2006 il responsabile dello sviluppo ha deciso di andarsene dalla società ne ha poi fondata una sua. In questo spostamento qilinux, che nel frattempo era stata abbandonata, è stata trasformata in openmamba e rilasciata nuovamente in forma gratuita. Da allora lo sviluppo viene portato avanti, in forma gratuita, principalmente da lui e da pochi altri sviluppatori. Si è comunque andati avanti con buoni risultati ottenendo una distribuzione facile da usare, veloce e molto aggiornata, grazie anche ad un meccanismo interno di sviluppo che consente l’aggiornamento semi-automatico dei pacchetti quando esce una nuova release di un programma. openmamba ha una base di utenti registrati di qualche centinaio di persone, quindi un risultato discreto per una distro praticamente non publicizzata da nessuna parte. Inoltre il sito offre un wiki, un forum, delle mailing list orientate agli sviluppatori e agli utenti, e il tutto bilingue italiano-inglese.

Sviluppare una distribuzione e mantenere un server per la gestione del sito e dei repository ha ovviamente dei costi, sia in tempo che in denaro. L’idea sarebbe quella di finanziare questi costi in parte attraverso la società del creatore di openmamba (che per inciso sviluppa software opensource, vende PC e accessori e offre servizi di consulenza per la realizzazione di server e siti) che attraverso la comunità (con donazioni, acquisto di servizi di assistenza – che partono da 29€ per 2 mesi di assistenza personalizzata via web o di supporti premasterizzati o chiavette usb di boot).

La situazione che si è venuta a creare invece è molto diversa: lo scorso anno le donazioni sono arrivate alla cifra entusiasmante di 5€ (non ho dimenticato degli 0 in giro per il post, sono proprio solo cinque!), molta gente dopo aver visto sul sito di ecommerce collegato alla distribuzione dei computer li va poi ad acquistare in grandi centri commerciali (per risparmiare magari 10-20€ sull’acquisto) salvo poi chiedere continuamente consigli agli sviluppatori attraverso i forum, oppure  invece di comprare una chiavetta USB da 4 GB con openmamba preinstallato a 15 euro nuovamente la comprano al supermercato pagandola magari 3-4 euro in meno, salvo poi chiedere se possono venire di persona per farsi installare gratis openmamba: bisogna dire che a differenza di quelle di ubuntu e simili la  procedura di installazione sulle chiavette è un po’ più complessa (ma comunque spiegata in modo dettagliato e chiaro sul sito dove è possibile effettuare il download), ma una volta installata permette l’aggiornamento da una versione alla sucessiva sostituendo semplicemente il file iso della distribuzione, inoltre tutti i  file modificati dall’utente vengono messi in una directory dedicata permettendo di ritornare alla distribuzione pulita semplicemente cancellando questa directory.

Ho portato un esempio parlando di openmamba perchè è la situazione che vivo direttamente, ma da testimonianze di amici che collaborano ad altri progetti l’idea è che la cosa sia molto generalizzata (almeno in Italia): l’open source e il FLOSS sono una grande opportunità di crescita per tutti (per parafrasare una nota publicità immaginate che mondo sarebbe senza open source!),e anche se  vero che lo sviluppo viene fatto in modo distribuito e aperto e questo permette senza dubbio di abbattere i costi (un post che leggevo l’altro giorno dice che analizzando il kernel Linux hanno calcolato che lo sviluppo sia costato circa 1 miliardo di euro: sono briciole in confronto alle decine di miliardi che è costato lo sviluppo ad esempio del kernel di Windows fino ad oggi) ma questi costi ci sono. Non si può pensare che solo le grandi aziende riescano a portare avanti lo sviluppo, altrimenti il pericolo è quello di arrivare ad una situazione in cui nuovamente solo 4-5 aziende controllino il 100% del software vanificando gli sforzi compiuti in questi anni per avere un mondo più libero. Le piccole realtà devono sopravvivere e per farlo hanno bisogno dell’aiuto di tutti: aiuto che può essere sia materiale, donando soldi, o hardware o spazio web, o banda internet, che intellettuale aiutando lo sviluppo, segnalando bug o imperfezioni dei programmi, traducendo in altre lingue le interfacce dei programmi o dei siti: ogni singolo aiuto può contribuire ad un progetto di evolversi e diventare migliore. Quindi se usate un programma open source o una distribuzione (e mi pare praticamente impossibile che non lo facciate al giorno d’oggi) collaborate con gli sviluppatori, chiedete cosa gli serve o se l’hanno già segnalato cercate nel limite del possibile di intervenire. Se come molta gente utilizzate molti strumenti open, prediligete le donazioni alle piccole realtà che sono quelle che hanno maggior difficoltà a reperire fondi/sviluppatori: probabilmente saranno loro stessi a portare un contributo verso i progetti maggiori. E non preoccupatevi se sembra poco quello che potete fare/donare: il mare è fatto di gocce…


Opensource e P.A.

8 aprile 2009

Nonostante i detrattori dell’opensource continuino a snocciolare numeri per dimostrare la presunta superiorità del loro modello di business, pare che nel mondo le cose vadano in direzione opposta: dopo la notizia della Gendarmerie francese adesso tocca all’Ungheria il cui governo si propone di passare all’open source in modo massiccio. E per fare  questo ha deliberato (e forse è la prima volta che acccade) di stanziare la stessa cifra stanziata per il closed source (e si parla di 40milioni di €).


E poi dicono che non si possono fare i soldi con l’opensource…

3 novembre 2008

In Olanda la nuova moneta commemorativa da 5€ è stata realizzata interamente con software opensource: python, gimp, ubuntu, phatch e altri. Il realizzatore della moneta ha raffigurato il volto della regina Beatrice con i nomi di tutti i più famosi architetti olandesi, mentre il retro raffigura una serie di libri scritti sempre da architetti olandesi che lasciano al centro la forma stilizzata dell’Olanda con una serie di uccelli che simboleggiano i capoluoghi delle provincie.

Qui il link all’articolo originale.


Apricot sta arrivando

14 luglio 2008

Da poco è disponibile sul sito della Blender foundation la prima demo giocabile di Apricot, di cui ho già parlato in post precedente.

Il demo è giocabile attraverso il motore di game interno a  Blender e ha una grafica veramente curata. La versione definitiva è prevista per fine mese.


Dopo le arance e le pesche ecco le albicocche

8 luglio 2008

No il caldo non mi ha dato alla testa (forse) mi riferisco ai nomi in codice dei progetti della Blender Foundation: Orange e Peach sono i primi 2 film (Elephants Dreams e Big Buck Bunny) a cui si aggiunge Apricot.
Apricot non è un film ma un videogioco 3d basato sui personaggi di Big Buck Bunny. PEr il 15 Luglio è prevista la presentazione ufficiale del gioco che dagli screenshots e dei filmati presenti sul sito si presenta con le carte in regola per avere successo. Il gioco è previsto per tutte le piattaforme PC: Linux, Mac e Windows.
Qui potete trovare il sito con tutte le informazioni.


Big Bucks Bunny: 1 milione di download

14 giugno 2008

Big Bucks Bunny, il film open source, è stato scaricato da quasi 1 milione di persone (ufficialmente).
Sul sito sono infatti apparse le statistiche che danno oltre 500.000 stream e oltre 400.000 download solo dai canali ufficiali (mancano all’appello 50-100.000 download dal sito italiano), a cui bisogna aggiungere tutti i vari mirror non ufficiali. E tutto questo in una sola settimana dall’uscita: sono veramente dei grandi numeri per un cortometraggio animato.
Il film è anche stato premiato con la menzione speciale al Cyborg Film Festival.