Dare e avere: i conti tornano sempre?

28 febbraio 2010

Oggi vi voglio proporre un piccola riflessione-sfogo sul mondo dell’opensource visto dal di dentro.

Iniziamo dal principio: io collaboro allo sviluppo di una distribuzione GNU/Linux chiamata openmamba. Questa distribuzione è stata sviluppata interamente da zero, inizialmente come distribuzione gratuita per poi diventare commerciale, da parte di una società torinese (all’epoca la distribuzione si chiamava qilinux). Nel 2006 il responsabile dello sviluppo ha deciso di andarsene dalla società ne ha poi fondata una sua. In questo spostamento qilinux, che nel frattempo era stata abbandonata, è stata trasformata in openmamba e rilasciata nuovamente in forma gratuita. Da allora lo sviluppo viene portato avanti, in forma gratuita, principalmente da lui e da pochi altri sviluppatori. Si è comunque andati avanti con buoni risultati ottenendo una distribuzione facile da usare, veloce e molto aggiornata, grazie anche ad un meccanismo interno di sviluppo che consente l’aggiornamento semi-automatico dei pacchetti quando esce una nuova release di un programma. openmamba ha una base di utenti registrati di qualche centinaio di persone, quindi un risultato discreto per una distro praticamente non publicizzata da nessuna parte. Inoltre il sito offre un wiki, un forum, delle mailing list orientate agli sviluppatori e agli utenti, e il tutto bilingue italiano-inglese.

Sviluppare una distribuzione e mantenere un server per la gestione del sito e dei repository ha ovviamente dei costi, sia in tempo che in denaro. L’idea sarebbe quella di finanziare questi costi in parte attraverso la società del creatore di openmamba (che per inciso sviluppa software opensource, vende PC e accessori e offre servizi di consulenza per la realizzazione di server e siti) che attraverso la comunità (con donazioni, acquisto di servizi di assistenza – che partono da 29€ per 2 mesi di assistenza personalizzata via web o di supporti premasterizzati o chiavette usb di boot).

La situazione che si è venuta a creare invece è molto diversa: lo scorso anno le donazioni sono arrivate alla cifra entusiasmante di 5€ (non ho dimenticato degli 0 in giro per il post, sono proprio solo cinque!), molta gente dopo aver visto sul sito di ecommerce collegato alla distribuzione dei computer li va poi ad acquistare in grandi centri commerciali (per risparmiare magari 10-20€ sull’acquisto) salvo poi chiedere continuamente consigli agli sviluppatori attraverso i forum, oppure  invece di comprare una chiavetta USB da 4 GB con openmamba preinstallato a 15 euro nuovamente la comprano al supermercato pagandola magari 3-4 euro in meno, salvo poi chiedere se possono venire di persona per farsi installare gratis openmamba: bisogna dire che a differenza di quelle di ubuntu e simili la  procedura di installazione sulle chiavette è un po’ più complessa (ma comunque spiegata in modo dettagliato e chiaro sul sito dove è possibile effettuare il download), ma una volta installata permette l’aggiornamento da una versione alla sucessiva sostituendo semplicemente il file iso della distribuzione, inoltre tutti i  file modificati dall’utente vengono messi in una directory dedicata permettendo di ritornare alla distribuzione pulita semplicemente cancellando questa directory.

Ho portato un esempio parlando di openmamba perchè è la situazione che vivo direttamente, ma da testimonianze di amici che collaborano ad altri progetti l’idea è che la cosa sia molto generalizzata (almeno in Italia): l’open source e il FLOSS sono una grande opportunità di crescita per tutti (per parafrasare una nota publicità immaginate che mondo sarebbe senza open source!),e anche se  vero che lo sviluppo viene fatto in modo distribuito e aperto e questo permette senza dubbio di abbattere i costi (un post che leggevo l’altro giorno dice che analizzando il kernel Linux hanno calcolato che lo sviluppo sia costato circa 1 miliardo di euro: sono briciole in confronto alle decine di miliardi che è costato lo sviluppo ad esempio del kernel di Windows fino ad oggi) ma questi costi ci sono. Non si può pensare che solo le grandi aziende riescano a portare avanti lo sviluppo, altrimenti il pericolo è quello di arrivare ad una situazione in cui nuovamente solo 4-5 aziende controllino il 100% del software vanificando gli sforzi compiuti in questi anni per avere un mondo più libero. Le piccole realtà devono sopravvivere e per farlo hanno bisogno dell’aiuto di tutti: aiuto che può essere sia materiale, donando soldi, o hardware o spazio web, o banda internet, che intellettuale aiutando lo sviluppo, segnalando bug o imperfezioni dei programmi, traducendo in altre lingue le interfacce dei programmi o dei siti: ogni singolo aiuto può contribuire ad un progetto di evolversi e diventare migliore. Quindi se usate un programma open source o una distribuzione (e mi pare praticamente impossibile che non lo facciate al giorno d’oggi) collaborate con gli sviluppatori, chiedete cosa gli serve o se l’hanno già segnalato cercate nel limite del possibile di intervenire. Se come molta gente utilizzate molti strumenti open, prediligete le donazioni alle piccole realtà che sono quelle che hanno maggior difficoltà a reperire fondi/sviluppatori: probabilmente saranno loro stessi a portare un contributo verso i progetti maggiori. E non preoccupatevi se sembra poco quello che potete fare/donare: il mare è fatto di gocce…


Riciclate gente, riciclate

15 marzo 2009

Avete un vecchio PC che prende polvere in soffitta? pensate che il vostro vecchio Pentium III sia inservibile? Non è così! Insieme ai miei amici di Kappa Computer stiamo organizzando un raccolta di vecchie macchine per riportale in vita e donarle ad associazioni e ospedali. La raccolta inizia adesso e avrà il suo apice durante l’edizione 2009 del mappano open days a fine maggio (ma poi continuerà se avrà avuto il successo sperato). Ovviamente sulle macchine verrà installato solo software opensource (partendo da Linux con la scelta fra Ubuntu e la nostrana openmamba)

In particolare una delle associazioni che riceveranno i PC donati sarà unisinf che si occupa da anni di aiutare i disabili ad utilizzare i PC, anche progettando e costruendo nuovi mezzi per il controllo dello stesso.

Quindi se volete aiutarci portateci o spediteci le vostre macchine (magari prima di spedirle contattateci via mail a info@kappacomputer.it). L’indirizzo per la raccolta o la spedizione è KappaComputer – Via Verdi 4 – 10072 Mappano di Caselle (TO)


Troppi Linux? forse si forse no; e Windows invece?

14 luglio 2008

Spesso la gente rimane spiazzata dal numero di distribuzioni GNU/Linux esistenti, ma alla fine bisogna pensare che non sono altro che carrozzerie diverse sullo stesso motore. Certo alcune sono più userfriendly (Ubuntu, Mandriva, OpenSuse, Sabayon, openmamba, Puppy, Mint, ecc..), altre più tecniche (Debian, Slackware, Gentoo), alcune più orientate al mondo business (RedHat, CentOs) altre molto specialistiche (sysrecuedCD, Dyne:bolic) ma alla fine sempre di un kernel Linux si tratta con attorno più o meno gli stessi programmi: a parte le superspecialistiche alla fine è possibile ottenere lo stesso risultato da qualsiasi distro uno abbia scelto.
E Windows? Di Windows solo considerando quelle in commercio esistono moltissime versioni e non sempre compatibili fra loro e comunque tutte con limitazioni che ne impediscono l’uso in uno piuttosto che un’altro ambiente: abbiamo Windows XP con 8 versioni diverse comprese quelle per tabletPC e sistemi embebbed, Windows Vista con 19 versioni comprese le starter pack e le embebbed, Windows server in 15 versioni e almeno 4 versioni di Windows per palmari/handheld: totale 46 versioni diverse, non compatibili fra di loro; provate infatti a far eseguire a Windows XP un programma scritto per le DX10 di Vista o a Windows Vista un programma scritto per Windows CE o ancora a collegare 20 PC con XP Home in rete e scambiare dati contemporaemante con più di 10 client. Insomma viene tanto criticato l’eccesso di offerta da parte di GNU/Linux ma non mi pare che dall’altra parte le cose siano tanto meglio, con la differenza che essendo Linux aperto e libero mi permette di usare a piacere i prodotti che preferisco sulla distro che voglio, mentre con Windows devo sottostare alle imposizioni (a volte commerciali a volte tecniche) legate alla versione che ho scelto di pagare.


Ubuntu Facile: il manuale

12 luglio 2008

Il professor Antonio Cantaro dell’istituto Majorana di Gela sta realizzando un manuale per Ubuntu.

Il manuale è disponibile sul sito dell’istituto ed è in fase di stesura, comunque i primi capitoli si delineano già come molto interessanti e realizzati con chiarezza ed obiettività. Un ottimo lavoro.

Approfitto della segnalazione per ricordare l’impegno del prof.Cantaro che è riuscito a far risparmiare alla sua scuola dei soldi per l’allestimento di un laboratorio di informatica e si sta impegnando per la diffusione di Linux sul territorio attraverso 5 squadre formate da 2 studenti e 1 docente,

Il prof.Cantaro è un esempio da seguire di come dovrebbe essere la scuola in Italia: bravo e continua così-


Dell e Ubuntu

26 maggio 2008

Dall’intervista a Shuttleworth pubblicata sul The Guardian è emerso che la scelta di Dell di vendere PC con Ubuntu preinstallato è stata unilaterale, al punto che la Canonical l’ha scoperto a cose fatte. Ora mi chiedo se riuscissero a stringere un accordo fra le 2 aziende così da usufruire dell’esperienza reciproca per scegliere i modelli su cui installare Ubuntu e per ottimizzare le configurazioni sicuramente ne trarrebbero benefici entrambe: da un lato Canonical potrebbe sfruttare la possibilità per ottimizzare i driver e testare configurazioni nuove, dall’altro Dell godrebbe del vantaggio dato dall’esperienza del team Ubuntu per la configurazione e per l’assistenza post vendita; insomma i classici 2 piccioni con una fava.

Vedremo se Shuttleworth riuscirà a convincere Dell a collaborare di più e sopratutto se Ballmer accetterà un eventuale accordo fra i due.


Intervista a Mark Shuttleworth

22 maggio 2008

Sul Guardian è stata pubblicata un’intervista a Shuttleworth in cui spiega il perchè di Ubuntu, cioè realizzare una distribuzione pensata per la gente e non per gli specialisti, spiega le relazioni con Dell, che sono inesistenti in quanto Dell installa Ubuntu sulle sue macchine  ma non hanno alcuna relazione commerciale con Canonical; Shuttleworth spiega anche il modello economico alla base di Canonical, cioè una società di servizi che routano attorno a del software con licenza libera. Viene anche annunciata la nuova versione che uscira a inizio giugno dedicata agli UMPC, sviluppata in collaborazione con Intel e chiamata Netbook Remix.

Alla domanda relativa alla previsione sulla diffusione di GNU/Linux sui desktop Shuttleworth risponde con un diplomatico “dipende”: cioè se la gente continuerà a pensare al desktop come la piattaforma su cui eseguire Windows e Word, Microsoft terrà la sua fetta di mercato, se invece come sembra internet sarà il centro d’interesse la piattaforma desktop diventerà il punto da cui accedere alla rete e allora ci sarà possibilità per altre piattaforme di emergere, e noi saremo li.

Non manca neppure un commento sul pasticcio del ISO con OOXML: la reputazione dell’ISO è stata danneggiata. Il processo di standardizzazione ISO ha sempre lavorato bene, ma non è stato disegnato per gestire un caso con una compagnia con una lobby molto vigorosa e tantissimi soldi spesi per ottenere un certo risultato. E questo,col senno di poi, ha evidenziato molte falle nel processo.


Quale distro è la migliore ?

5 maggio 2008

Informationweek ha proposto una sfida fra 7 distro per determinare la migliore. Le 7 distro prese in esame sono state installate su 2 portatili, 2 desktop e su Virtualbox :

  • Opensuse 10.3
  • Ubuntu 8.04
  • PCLinuxOs 2007
  • Mandriva LinuxOne 2008
  • Fedora 8
  • SimplyMepis 7.0
  • Centos 5.1

Le conclusioni sono che Ubuntu è una delle migliori sotto quasi tutti gli aspetti, OpenSuse va molto meglio sui desktop che sui portatili, ma ha diverse ottime idee che sarebbe bello vedere sviluppate nelle prossime release, Centos e Fedora pur essendo derivate entrambe da RedHat sono abbstanza diverse fra loro, la prima è più userfriendly, la seconda riconosce meglio l’hardware, mentre Mandriva, PCLinux e SimplyMepis pur essendo cugine ed essendo molto semplici da configurare, sono organizzate in modo diverso, quindi cosa pensi di trovare in posto in una distro è in posti diversi nelle altre 2 (ndt: Mepis è basata su Debian e non Mandriva).

Sicuramente il confronto è interessante, anche se ovviamente non può essere conclusivo: sono state prese in considerazione solo 7 distro escludendo ottime distro come LinuxMint, Debian, Slackware o Sabayon. Anche le conclusioni sono secondo me un po’ forzate anche perchè il confronto è stato fatto fra l’ultima ubuntu e la penultima release di Mandriva (già alla 2008.1) e Fedora che è in uscita con la nuova release in questi giorni. Inoltre Centos è una distro destinata ai server quindi è poco indicato confrontarla con distro da desktop.